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Mi concedo una piccola parentesi fuori tema, ma solo in parte.
Il fatto è che questa notte, prima di sapere delle elezioni americane e tutto, mi sono svegliata e mi è venuto in mente questo: che il tempo passa in fretta, e che prima o poi anche noi dovremo prenderci delle responsabilità in questo mondo.
Con ciò intendo che per ora ci consoliamo dei mali del mondo addossando la colpa sui babyboomers, sulla generazione dei nostri genitori, o di quelli poco più vecchi di loro: loro hanno creato un debito pubblico stravolgente, loro si prendono le pensioni e a noi lasciano le briciole, loro si sono fatti il loro Sessantotto e pensavano di cambiare tutto e non hanno cambiato niente. E diciamo che per adesso ce la caviamo così: come nel caso della Brexit, con tutti i Millennials londinesi che dai loro iPhone nuovi se la prendevano con i vecchi che avevano votato Leave e “ipotecato il loro futuro”. Ce le caviamo con la lagna generazionale, perché abbiamo ancora tutta la vita davanti.
Eppure. Eppure il tempo passa. E verrà il momento in cui saranno i nostri figli a chiederci perché abbiamo passato la vita a lagnarci, a dirci che abbiamo “ipotecato il loro futuro” aspettando sempre che fossero i nonni centenari a risolvere i problemi, indignandoci su Facebook mentre il mondo cambia, e non in meglio.
E noi resteremo muti, proprio come sono ora i nostri genitori quando gli diciamo che il lavoro non c’è ed è precario e come faremo mai a costruirci un futuro se loro si sono mangiati tutto. La rivoluzione culturale, il cambiamento, l’avremo lasciata fare agli altri: quelli dell’insulto, quelli del tanto-peggio-tanto-meglio.

Questo per dire che c’è ben poco da stupirsi, se vincono i Trump, le Lepen, i Farage, i fascisti vari. C’è poco da dire che gli altri sono impazziti, perché stiamo tutti aspettando che qualcuno arrivi dall’alto con la soluzione definitiva agli enormi problemi del mondo.
Ma, se non ci mettiamo noi, a combattere la rovina, a guardare al mondo per com’è (e vedere ad esempio la povertà là fuori, quella di quelli che vengono qui ma anche di quelli che qui ci sono nati e vanno a dormire per strada) e cercare modi nuovi per affrontare il disastro, non lo farà nessun altro.
Che sia ora di rimboccarsi le maniche e cominciare a combattere il declino per davvero?

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