Tag

, , , , , , ,

Una situazione che immagino capiti a tutti coloro che scrivono storie: hai delle immagini, dei personaggi, delle voci nella testa e senti la necessità di raccontarli, ma poi ti metti lì a pensare a dove metterli, a cosa far succedere davvero nella storia, e non sai da che parte cominciare.
Perché è così: siamo convinti che si possa scrivere un racconto che sta in piedi per i suoi personaggi, per l’ambientazione, e in alcuni casi (pochi) è vero. In tutti gli altri, deve succedere qualcosa che dia senso al racconto: sono le azioni, gli avvenimenti a farci provare sentimenti – a scaldarci il cuore, a raggelarci, a disgustarci. E sono quei sentimenti che poi, dopo, ricordiamo di un racconto letto (e ancora di più di uno che abbiamo raccontato noi).
Allora magari capita che abbiamo liste di protagonisti e antagonisti fantastici, di ambientazioni fantasmagoriche, ma poi non sappiamo che cosa farci.

In quel momento, di solito, inizio a guardarmi intorno (di solito in tram su Viale di Trastevere, di pomeriggio) e a cercare storie, a mettere insieme grandi amori, drammi familiari, drammi sociali. E poi mi fermo e cado nel loop (ma ce l’avete presente, in modo fisico, quella sensazione della testa che gira a vuoto nel buio su un pensiero che non riesce a risolvere? E’ come quando pensi all’universo: immagini i pianeti, poi le galassie, anche quelle lontane lontane, poi l’universo e poi… Poi c’è un vuoto, e non sai come andare oltre. Ecco, quello è girare a vuoto nel buio) del che cosa vale la pena raccontare.
Perché, in questo mondo pieno di romanzi, racconti, film, corti, film tv, serie tv, videogiochi, mi pare che siano stati sviscerati a sufficienza tutta una serie di temi di cui, sinceramente, mi sembra non ci sia necessità di parlare ancora.
E invece poi sento l’urgenza di parlare di alcune cose che mi pare siano ignorate dall’arte, tipo le vicende crudeli degli ultimi anni, anni non così dissimili da quelli di certi racconti davvero impressionanti di Cheever, e forse di Bukowski, di povertà urbana che diventa povertà morale. O l’alienazione di questi tempi: non tanto quella dei social e della tecnologia, che mi pare siano raccontate da molti, e benissimo da alcuni (parlo di Black Mirror, ovviamente, che mi pare definitiva sull’argomento, tanto definitiva che ogni parola in più è di troppo: e cavolo, ci pensate a riuscire a essere definitivi su un argomento, almeno per un po’?), quanto quella delle famiglie divise, degli amici che sono tutti altrove, della dispersione delle relazioni che diventa solitudine cronica.
Cose così, che mi sembrano necessarie.
Ma poi, quando mi metto lì e penso a come trasporre questa urgenza in storie, non ne ho: ho lo sfondo, ho prototipi di persone, ma non ho storie (e tutti sappiamo che fiume di incertezza e pensieri maligni inizia a scorrere quando non si sa di cosa scrivere e quindi si pensa di non saper scrivere: Bon, ora mollo tutto e ciao).

Di recente, invece, ho scritto alcune storie soprannaturali: fantasmi, quadri che parlano, robe così. E mi sono venute non voglio dire semplici, ma istintive. Questi morti che si intromettono nelle vicende dei vivi, l’inquietudine che i vivi provano al loro cospetto: cose così me le sento connaturate, parte di me, praticamente da sempre – tanto che non riesco quasi più a guardare horror: mi immedesimo tanto che muoio di paura. Sul serio.
E mi pare un po’ che se ne senta sempre la necessità, di storie così: ci sono stati anni fantastici e anni un po’ così, per il genere (tipo, ecco, credo the The Ring sia stato definitivo per i primi Duemila: ha dato un nuovo standard alle storie di paura, tanto che per un po’ ogni storia sembrava già sentita, se avevi visto The Ring, perlomeno in Occidente) ma mi pare che quel tipo di sensazione, suscitato dal contatto col soprannaturale e in particolare con la morte, sia necessario all’umanità, e per tanto mi pare non destinato a morire.
E questo è un fatto, e quindi ho usato questo terreno per sperimentare un pochino.

Ma poi, per la maggior parte, forse vorrei scrivere altro. Ma cosa?
Come da titolo, faccio una piccola open call, che ho voglia di sentire pareri diversi: di cosa pensate valga davvero la pena scrivere, oggi?

Annunci