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La prima è che c’è un mio guest post sul blog del carissimo Salvatore Anfuso, in cui tratto un argomento a cui accennavo il mese scorso qui, e cioè tutto ciò che uno scrittore alle prime armi dovrebbe tenere a mente quando decide di mettersi a scrivere – o meglio, tutto ciò che finora ho capito al riguardo.

La seconda riguarda Paolo Cognetti, un giovane autore da poco pubblicato da Einaudi che non ho ancora letto, salva qualche visita sul suo blog, ma da cui sono decisamente attratta, sia per i temi che tratta sia per lo stile di vita che ha scelto: parla di entrambe le cose, nonché del modo in cui li ha raggiunti, in questa incantevole intervista sul Corriere della Sera di oggi.
Lo sento molto vicino, in questo momento di raccoglimento, in cui cerco di sfondare il muro delle banalità e raggiungere ciò che per me ha davvero valore.
«Quel motto è la sola regola che mi sono dato quando scrivo: ama i tuoi personaggi e poi fai quello che vuoi. Se c’è l’amore, qualunque cosa racconti non può fare male», dice, e non lo vedo troppo lontano dal discorso di ieri sull’umanità di Schmitt e sul raggiungere l’essenziale.
Quindi consiglio di leggerlo a chiunque stia seguendo questo tipo di riflessione.

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