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Ci sono le parole comuni, quelle che, sentendole o leggendole, associamo direttamente al concetto a cui si riferiscono, e che sappiamo a nostra volta usare per riferirci a quel concetto.
E poi ci sono parole meno comuni, il cui significato conosciamo solo in modo vago, magari solo applicate a un dato contesto, e che non sapremmo riprodurre in una frase nostra – perlomeno non in modo completamente consapevole.
Sono parole che troviamo sui giornali, o nei saggi, e che ci ripromettiamo sempre di cercare sul dizionario per capirle bene, ma poi inevitabilmente finiamo per dimenticarcene e non farlo mai.

Ebbene, di recente ho cominciato a segnarle tutte su un pezzo di carta sulla scrivania, così che a furia di guardarle per giorni alla fine mi sento in qualche modo obbligata a cercarle, se non altro per esasperazione (è un metodo che sto applicando più in generale a tutte le cose che la mia irrimediabile pigrizia mi porta a rimandare a data da destinarsi, dallo scrivere post sul Diario a prenotare il dentista); le scrivo poi a penna nera in un bel corsivo ampio sulla Moleskine rossa, per provare a memorizzarle in modo permanente.
Finora sembra funzionare: da quando ho cominciato ho imparato a usare almeno cinque parole nuove. Si tratta per la maggior parte di aggettivi che provengono dalla filosofia o dalla religione, che oggi adoperiamo in senso più ampio a indicare tendenze o comportamenti degli uomini e delle società. Saperle usare mi apre quindi nuovi orizzonti di espressione, fosse anche solo per farmi bella in una conversazione al bar.
Ha anche due ulteriori insperati benefici: mi obbliga a imparare qualcosa di nuovo, ad approfondire faccende che ho sempre rimandato a un futuro indefinito; mi fornisce anche un ancoraggio per la memoria: attaccata a quella parola fino a quel momento quasi sconosciuta rimarrà per sempre impressa una persona, un luogo, il colore di un giorno. Che non è poco quando, come me, si guarda sempre con sgomento ai ricordi che sfuggono e che si perdono ogni giorno (ma questa è un’altra storia).

E insomma, ho deciso che condividerò queste parole nuove qui sul Diario, che è poi un’estensione digitale della Moleskine rossa, un pezzetto alla volta, per rimettere in circolo un po’ di conoscenze – e mettere in mostra alcune delle cose che non so – sempre sotto questa dicitura: Tutte le parole che non conoscevo. E tenderò a farlo sempre di lunedì, che è potenzialmente un brutto giorno, ma potrebbe essere quello buono per imparare qualcosa di nuovo.

 

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