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Per più di due mesi, ho lasciato andare il Diario Creativo alla deriva – e per la verità, tutta la mia vita su WordPress: di certo non me ne vorranno gli amici che nei mesi ho seguito e hanno a loro volta seguito me, anche se li ho calcolati poco, con poca attenzione e costanza.
Devo dire che non l’ho fatto con leggerezza: ho in bozze qualcosa come sette o otto post in sospeso, cominciati e mai finiti per distrazione, per noia, per mancanza di contenuto vero in quello che cercavo di scrivere – e quindi di voglia di portare un ragionamento fino alla fine: non mi piacciono i post vuoti, così come non mi piace scrivere a vuoto, e per me la regola numero uno per chi vuole avere a che fare con le parole è: usale bene, e con parsimonia.

Credo comunque sia stato un periodo proficuo, in qualche modo.
Intanto perché mi sto avvicinando alla fine degli esami (l’ultimo i primi di luglio) e, dopo di ciò, mi mancherà solo qualche mese di scrittura di tesi per raggiungere l’Obiettivo dell’anno – ma siccome sono superstiziosa, e soprattutto temo di scoprire di non avere poi quelle capacità di analisi e scrittura che mi sono convinta di avere, praticamente cerco di non parlarne. Sarà un banco di prova importante, e una bella avventura, che avrà a che fare con W. G. Sebald e la sua fantastica idea di accompagnare la scrittura con le immagini – e molto anche con me e la mia scrittura, che mi sto convincendo maturerà a ogni capitolo di tesi concluso.

È stato un periodo proficuo anche per un’altra ragione.
Sono sei mesi che mi dedico esclusivamente allo stesso progetto: niente raccontini, niente distrazioni, (quasi niente post), solo un’unica idea fissa che prende corpo un passo alla volta, con i suoi tempi.
Inizialmente, era un racconto che avrei scritto un giorno, una suggestione venuta da un paio di storie che mi erano state raccontate e di cui ho pensato subito che fossero materia letteraria. Poi, è diventato parte di una raccolta di racconti da provare a scrivere quest’anno, sperando di non stancarmi troppo in fretta.
Infine, ha preso vita propria ed è diventato un grande contenitore di idee passate e morte, di storie ascoltate e riflessioni sopite a cui ho trovato una collocazione, per quanto ancora instabile. E da sei mesi tutto ribolle a fuoco lento in questo pentolone, dove gli ingredienti cambiano gusto, colore e consistenza col passare dei giorni.

E la cosa davvero interessante che ho scoperto è che quando cominci a dedicarti con una qualche costanza – seppure con mille distrazioni come me – alla scrittura vera, tutto il resto perde senso. Ti dimentichi letteralmente del voler apparire, e quindi dei post, dei social, a volte anche della gente vera, e ti ritrovi a coltivare doti poco à la page:

– la pazienza necessaria per rimescolare e spesso rifare daccapo tutto più e più volte, fino a che non trovi esattamente il punto da cui proseguire;

– la tranquillità per fidarti del tuo orecchio e di quel senso per il racconto che ti dice che una cosa così ha senso, e in nessun altro modo, oppure che ancora non è pronta, e qualcosa deve essere tolto, aggiunto o cambiato fino a renderlo irriconoscibile.

Tutto questo richiede tempo, ed è incompatibile con la fretta di postare, di pubblicare, di partecipare ai concorsi letterari.
E’ un tempo simile a quello richiesto perché nasca un amore, fatto di attese a volte insopportabili, di speranze, di indecisioni e ogni tanto di voglia di buttare tutto a mare e cercare qualcosa di più semplice. Ma quando poi quell’amore nasce, ed è tutto e molto più di quello che si è potuto immaginare… Beh, lo sapete com’è.

La mia idea, con questa storia inizialmente non mia che finora conta di tre personaggi, una ricerca artistica e tanta Roma, sarebbe quella di non fermarmi, fino a che ogni parola scritta non strariperà di cura e gentilezza.

 

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