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Per diverse ragioni, mi sono iscritta a Copy42, il corso di copywriting di Pennamontata.

La prima ragione è che penso sia ormai passato il tempo in cui potevamo bearci di scrivere bene senza preoccuparci troppo dei mezzi su cui i nostri testi venivano trasposti. O forse non è mai davvero stato così ed è solo una cosa che ho percepito io.
Ad oggi, scrivere un testo – anche molto bello, qualunque cosa bello significhi –, senza però avere idea di dove comparirà e da chi e come verrà visto, comincia a sembrarmi quantomeno ingenuo, oltre che una fatica inutile.

La seconda è legata al concetto di utilità.
Nel corso dell’ultimo anno, mi sono sempre più allontanata dall’idea di scrittura come qualcosa che serva a esprimere se stessi. Ho provato sempre più fastidio (e chi segue questo blog lo sa bene) per la necessità di mostrarsi, di impressionare attraverso la scrittura; per le sperimentazioni fini a se stesse, usate per farsi vedere; per la scrittura piena di abbellimenti e ghirigori, ma che al fondo di tutto non ha davvero niente da dire.

Sempre più, invece, penso alla scrittura come qualcosa di fatto per gli altri: per comunicare (anche se stessi, naturalmente), per informare, per essere utile.

Credo sempre più nella scrittura come forma di gentilezza, usata per farsi capire e per arricchire gli altri, piuttosto che confonderli o impressionarli.

È un percorso durato anni, cominciato – forse – quando, uscita da poco dal liceo, mi sono trovata in mano Calvino e ho pensato che la mia scrittura, un giorno, non sarebbe stata niente della noia che mi era stata trasmessa fino a quel momento, e molto delle Città invisibili.

Scegliere Copy42 è stato, da questo punto di vista, un punto di arrivo.
È stato prendere coscienza del fatto che la scrittura, perlomeno per me, è utile quando è indirizzata a qualcosa di reale. Parte delle difficoltà che negli anni ho avuto a fare della scrittura qualcosa di mio era dovuta, certo, alla mia insicurezza – alla sensazione che comunque, qualunque cosa avessi provato a fare, non ne sarei mai stata capace –, ma anche all’idea che fosse qualcosa di fine a se stesso, di vuoto.

Occuparsi degli altri, mettere le proprie parole a servizio di qualcuno – di qualcosa in cui si crede – mi dà invece l’impressione che il tempo che passo scrivendo abbia uno scopo, incida per davvero nella vita degli altri.

Diversi mesi fa, ho scritto un post su Éric-Emmanuel Schmitt.
Lì, insistevo sulla gentilezza della sua scrittura, sul suo prendere per mano il lettore e guidarlo lungo la sua storia senza intoppi, senza ingannarlo o prendersi spazio per l’autocompiacimento.
Sotto traccia, capire che ciò che amavo tanto di lui, al di là delle storie che racconta, era proprio la gentilezza e il rispetto che mostra verso il lettore era stato un momento di svolta.

L’obiettivo dei prossimi mesi sarà avvicinarmi con decisione a questo modello.
Mettere via la necessità di leggere tutto e capire invece come le persone gentili scrivono testi gentili – di qualunque tipo, senza fare distinzioni: racconti, copy, recensioni.

Copy42 è un corso davvero gentilissimo. E credo sia il modo giusto per cominciare.

 

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